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Blockchain, bitcoin, cryptovalute e legislazioni a confronto

Blockchain, bitcoin, cryptovalute e legislazioni a confronto

Agosto 14, 2020

La Blockchain è certamente la più importante innovazione tecnologica dell’economia contemporanea. Tra le principali sue applicazioni c’è quella relativa alle cryptovalute, ambito in cui una delle peculiarità è la garanzia dell’anonimato nelle transazioni finanziarie. A tal proposito, infatti, nella gestione delle cryptovalute si può facilmente notare quanto il quadro legislativo internazionale sia caratterizzato da una normativa non uniforme.

Vediamo come l’Unione Europea, la Cina, il Giappone, la Russia e l’Italia stanno cercando di regolamentare questo nuovo sistema di pagamento.

UNIONE EUROPEA

La nuova normativa antiriciclaggio italiana ha anticipato alcune novità in ambito cryptovalute.

La quarta direttiva AML europea, infatti, approvata nel maggio 2015, non forniva ancora alcun riferimento alle cryptovalute e così, come parte integrante della successiva quinta direttiva (AMLD5), approvata nel dicembre 2017, il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo ha esteso le norme AML alle società che operano nella compravendita di cryptovalute.

Con questo sistema, si è richiesto a tutti gli stati membri di sottoporre i suddetti prestatori di servizi allo stesso controllo antiriciclaggio richiesto agli altri soggetti obbligati, tra cui:

  • creare un apposito programma di identificazione clientibeneficiari;
  • creare un sistema KYC(Know Your Customer) da applicare a tutti i clienti;
  • controllare le transazioni e compilare rapporti su possibili attività sospetteda inviare alle autorità competenti nazionali.

ITALIA

L’Italia è stato uno dei primi Paesi ad attuare la nuova direttiva europea AML, incorporando alcune definizioni riferite alle cryptovalute e riprendendo alcuni concetti riportati dalla reportistica del FATF (Financial Action Task Force). In sostanza, ha anche definito i prestatori di servizi delle cryptovalute come intermediari non finanziari che forniscono un servizio di cambio valuta tra crytpovalute e valute aventi corso legale.

L’articolo 8 richiede inoltre alle società operanti come piattaforme di scambio di cryptovalute, di registrare la propria attività presso un’apposita sezione dell’Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi, e di comunicare al Ministero dell’Economia e delle Finanze le operazioni di scambio effettuate al di fuori del territorio italiano.

CINA

Con la pubblicazione del “Drecree No. 3”, ad opera della Banca Popolare Cinese, la Cina ha recentemente registrato un rapido sviluppo della propria normativa antiriciclaggio.In materia di cryptovalute, nel 2013 la Cina ha definito il Bitcoin e le altre valute virtuali come delle “Virtual Commodity(beni virtuali).

Il pubblico è libero di usare le valute virtuali come mezzo di scambio, mentre le istituzioni finanziarie non sono autorizzate a fare altrettanto.

Il 4 settembre 2017, la Cina ha bandito le ICO e definite come “una minaccia seria per l’ordine economico e finanziario”, ed ha istituito una commissione guidata dalla Banca Centrale Cinese con il compito di effettuare ispezioni approfondite sulle piattaforme che si occupano di finanziamento tramite ICO.

 

GIAPPONE

A causa dei numerosi casi di truffe nel settore delle cryptovalute, il Giappone è stato uno dei primi Paesi ad introdurre alcune misure nel tentativo di regolamentare il mercato.

Il 1° aprile 2017 è entrato in vigore il Payment Services Act, che ha sancito anche l’accettazione ufficiale delle valute virtuali come sistema di pagamento.

Sebbene vi sia un maggiore rischio di frode e manipolazione, le aziende e gli individui considerano sempre di più le offerte iniziali di criptovalute (ICO) come un modo per raccogliere capitali o partecipare ad opportunità di investimento.

RUSSIA

Ad oggi, le cryptovalute in Russia non vengono ufficialmente definite. Solo un progetto di legge definisce “Cryptovalute” e “Token” come attività finanziarie digitali, cioè come proprietà create in forma elettronica utilizzando dispositivi crittografici le cui informazioni sono memorizzate in portafogli digitali con l’ausilio di dispositivi hardware e software.

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